10) Leibniz. Il male e la grazia.
Come tutti i pensatori dell'epoca, anche Leibniz affronta il
rapporto libert-grazia, posto al centro dell'attenzione dalla
Riforma Protestante, per la stretta relazione che esso ha con la
concezione antropologica che ne deriva.
G. W. Leibniz, Saggi di Teodicea, Prefazione (pagina 241).

Per fortuna tali dogmi spinti non si trovano quasi pi presso i
teologi. Tuttavia alcune persone di spirito, che si compiacciono
di sollevar difficolt, li fanno rivivere, cercando di aumentare
il nostro impaccio con l'aggiungere alle dispute della filosofia
le controversie che nascono dalla teologia cristiana. I filosofi
considerano le questioni della necessit, della libert e
dell'origine del male; i teologi vi aggiunsero quelle del peccato
originale, della grazia e della predestinazione. La corruzione
originale del genere umano, derivante dal primo peccato, ci sembra
aver imposto una necessit naturale di peccare, se non si ha il
soccorso della grazia divina. Ma poich la necessit 
incompatibile con la punizione, se ne dedurr che una grazia
sufficiente dev'essere concessa a tutti gli uomini: ci che non
pare troppo conforme all'esperienza.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 238-239.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/6. Capitolo
Dieci.
11) Leibniz. Il problema della teodicea.
Anche il problema della giustificazione di Dio di fronte al male
nel mondo  un tema ricorrente nelle tematiche filosofiche
dell'epoca, dopo che il protestantesimo aveva assolutizzato la
predestinazione divina a scapito della libert umana. Dopo averne
elencato tutte le difficolt, Leibniz enumera i risultati che si
propone di raggiungere.
G. W. Leibniz, Saggi di Teodicea, Prefazione (pagine 240-241).

Spero di superare tutte queste difficolt. Far vedere che la
necessit assoluta, chiamata anche logica o metafisica e,
talvolta, geometrica - e che  la sola che si debba temere - non
si trova affatto nelle azioni libere. E che, pertanto, la libert
 esente, non solo dalla costrizione, ma anche dalla vera
necessit. Far vedere che Dio stesso, pur scegliendo sempre il
meglio, non agisce per una necessit assoluta, e che le leggi
della natura, che Dio ha ad essa prescritte, fondate sulla
convenienza, stanno a mezzo tra le verit geometriche,
assolutamente necessarie, e i decreti arbitrari: ci che il Bayle
e altri filosofi recenti non hanno capito. Far vedere, altres,
che vi  una indifferenza nella libert, perch non v' punto
necessit assoluta per l'una o l'altra decisione: ma che non vi 
mai, tuttavia, una indifferenza di perfetto equilibrio. Mostrer,
inoltre, che nelle azioni libere vi  una spontaneit perfetta,
superiore a tutto ci che si  sin qui pensato. Infine, diverr
evidente che la necessit ipotetica e la necessit morale, che
rimangono nelle azioni libere, non presentano inconvenienti, e che
la ragione pigra  un vero sofisma.
Quanto all'origine del male rispetto a Dio, faremo un'apologia
delle sue perfezioni, che metter in luce la sua santit,
giustizia e bont non meno che la sua grandezza, potenza e
indipendenza. Si far vedere come sia possibile che tutto dipenda
da Lui, che egli concorra a tutte le azioni delle creature - e
crei, anzi, continuamente tali creature, se lo volete - senza
tuttavia essere affatto l'autore del peccato. Al qual proposito si
mostrer pure come si debba concepire la natura privativa del
male. Ancor pi: si mostrer come il male abbia una fonte diversa
dalla volont divina, e che, perci, si ha ragione di dire che il
male di colpa non  voluto da Dio, ma solamente permesso. Ma la
cosa pi importante  che si mostrer che Dio pot permettere il
peccato e l'infelicit, e, anzi, concorrervi e contribuirvi, senza
detrimento della sua santit e della sua bont supreme; anche se,
assolutamente parlando, avrebbe potuto evitare tutti questi mali.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 239-241.
